Archive for the ‘Atomaa’ Category

Abitando – Appartamento angolo urbano

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Un giradischi poggiato provvisoriamente sul pavimento suona stonato una canzone di Lucio Battisti, La Luce dell’Est.

Il soffiare stanco del vento di maggio agita un angolo di oriente: ed è così che una porzione di sole riflette il disordine metallico della dispensa. Il rosa fa da sfondo a luci di carta, stampe e profumi, diventa inevitabile domandarsi cosa sarebbe successo se Battisti e Miyazaki si fossero incontrati.

L’acqua bolle lenta disegnando lentiggini su volti d’acciaio. Un coltello fa da metronomo scandendo il tempo su un tagliere di ulivo. La tramandata ricetta pretende strisce di guanciale grossolane purché di 1 centimetro di spessore.

Una bottiglia di bel vino guarda fuori dalla finestra ricordando commossa la Francia e Parigi. I calici la accompagnano fissando l’esplosione di glicine che fa da cornice alle finestre della via.

Si chiude di scatto una porta. La musica italiana va pian piano perdendosi sostituita da un’alienante musica elettronica. Poster alle pareti escono dai margini di pagine di un enorme quaderno a quadretti. Berlino, dove nuvole di vapore completano il cielo grigio-azzurro della stanza. Due oblò permettono di guardare fuori sperando di atterrare il prima possibile. Si apre il portellone.

Ora è La Collina dei Ciliegi che zoppicando raggiunge la camera. Piastrelle disegnate dal tempo sono i rami su cui poggia un nido origami che conduce al punto più alto dell’albero. Una luce arancione taglia lo spazio creando vertigini sul lino forzatamente costretto sul materasso.

Il dinamismo di un gatto dalle Mille Marce sembra trasformare il corridoio in un futuristico tapis roulant.

Libri, magazine e cataloghi di qualsiasi autore e formato fanno da quinta in un alternarsi di fotografie e oggetti che hanno perso la loro funzione originale.

Il sole ha ormai dato il quotidiano arrivederci ai palazzi della città. Punti luce caravaggeschi sottolineano la bellezza di sincere imperfezioni. Uno lagnoso miagolio rompe l’equilibrio di pensieri e colori che ad alta voce si scontrano sulle bellezze di Londra, Roma, Milano, Barcellona, Porto, Taormina e poi Napoli, cercando rispettivo primato.

Poi il campanello. L’istantaneo frastuono è ammorbidito dalla ola di piante che sfidano quotidianamente la sopravvivenza.

Il verde salvia profuma l’ingresso. Gli ospiti sono accolti da una via lattea di cemento che abbraccia pavimenti e soffitto.

Una parentesi luminosa illumina un angolo di artista dove scacchi d’ira liberano la mente. Mambo di Lucio Dalla fa scivolare i piedi scalzi degli invitati sul cielo stellato di Roma. Fuori mezza luna sorride, l’altra si nasconde.

Progetto: Link

Testo: Cliente

La casa come cava

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Quando compri una casa compri il tuo futuro ma anche un po’ del suo passato. Di quel passato che te ne farai?

Ci sono tanti buoni motivi per non buttare ciò che trovi al quarto piano: semplicemente è già lì e non deve essere trasportato. Non deve essere stipato e poi smaltito in una discarica. E il materiale nuovo che lo sostituisce deve essere cavato (se non prodotto), imballato, spedito, sollevato, posato, trattato.

Sono tutti “buoni” motivi, ma il “bello” dove sta?

In questa casa la dote è una palladiana in marmo di Carrara e rosso di Levanto. E poi c’è quella elegante, in nero Portoro.

Proprio dove dovranno passare nuovi tubi e nuovi impianti. O dove il desiderio di nuove divisioni e spazialità prevede la presenza di un nuovo muro. Se, per tutte queste ragioni, avremo necessità di un nuovo pavimento, perché non usare quello vecchio per fare quello nuovo? Perché non considerare la casa come la cava per questa nuova materialità, provando a trasformare dentro le sue mura, senza farne uscire nulla?

Aiutati dalla mano di chi conosce i segreti di questa materia, possiamo con pazienza rompere. Poi ripulire e mettere da parte.

Poi decidere insieme quale sarà la nuova forma di questa materia.

Con una piccola “tagliapietre” la casa che prima è stata cava diventa laboratorio: dalle scaglie di Carrara e Levanto vengono ricavate piccole righe. La loro forma, con un lato tagliato dalla lama e l’altro rotto, mantiene la memora delle sue trasformazioni.

Con una comune “sega a tazza” altre scaglie vengono trasformate nella più pura (Platonica) delle forme: il cerchio.

Tutta questa materia, che non ha mai lasciato il suo luogo dove l'abbiamo trovata, è pronta alla sua nuova forma e a partecipare ad una nuova storia.

Tracce dalle Alpi

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Approcciando il recupero di edifici in pietra presenti nelle borgate storiche Alpine, testimoni della semplicità e genuinità della vita rurale di montagna, il nostro punto di partenza, il valore più alto, è la stratificazione della storia

La ricchezza dei livelli che si sono sovrapposti lentamente nel tempo attraverso un atto di esfoliazione vengono riscoperti.

La nostra ricerca mira ad aggiungere un ulteriore livello a questo lungo racconto non cancellando, ne tantomeno sovrarscrivendo questa ricchezza accumulata.

Nelle diverse situazioni, in maniera quasi chirurgica e senza troppa pianificazione, con naturalezza scopriamo e apprezziamo di vota in volta le sorprese che queste architetture ci riservano.

Crediti
Fotografie: Archivio ATOMAA

Che tutto si muove e niente resta fermo in À Vivre Magazine

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"Piccolo e inversamente grande"

44 mq. È grande? Non proprio. Ma a Milano... già abbastanza grande, forse. ATOMAA, studio fondato nel 2018 da Andrea Del Pedro Pera, Cesare Galligani e Umberto Maj, conosce bene le tematiche legate al “microabitare”. Tra strategia spaziale e trucchi decorativi, i tre partner sanno svelare lo spazio.

Era necessario, per questo progetto, ribaltare la situazione! ATOMAA ha compiuto l'audace passo di ribaltare una pianta che, agli occhi dei tre partner dello studio, si è rivelata irrilevante. “Che senso ha mantenere una distribuzione che non offre una buona diffusione della luce naturale all'interno di una casa?”, si chiedono. L'obiettivo era quindi quello di trasferire, sul retro dell'appartamento, lontano dalle aperture, un "blocco tecnico" composto da cucina e bagno in modo da liberare tutte le finestre.

“L'appartamento, del resto, si trova al primo piano di un palazzo e si affaccia su un cortile interno; catturare il poco sole disponibile era la nostra priorità”, raccontano. Per i clienti, la sfida era ben diversa: trasformare un luogo poco attraente in un attraente alloggio in affitto. Al di là di questo imperativo, è stata data carta bianca. “Abbiamo quindi pensato a un luogo di vita dove ogni funzione possa avere uno spazio specifico, senza ricorrere a una retorica troppo ricca”. Cioè: sii semplice e aperto. A questo obiettivo gli architetti aggiungono altri requisiti. Tra questi, la “flessibilità”. Questo è un imperativo legato a quello che loro chiamano “microhousing”. Niente dovrebbe interferire con il volume e tutto dovrebbe essere regolabile.

“È un'abitazione in continua evoluzione”, assicurano gli architetti. A questo aspetto pratico si aggiungono considerazioni estetiche.

La decorazione non dovrebbe ingombrare lo spazio. Tutti gli elementi utili sono ridotti alla loro espressione più semplice. Le maniglie, ad esempio, scompaiono a favore di fori praticati nelle ante scorrevoli. La materia è anche l'unica fonte di ornamento. Le venature del legno, l'alternanza di diverse tonalità di rovere, chiaro e scuro, o le piastrelle di ceramica posate a rombi assicurano l'ornamento del luogo.

I partner di ATOMAA dimostrano così, attraverso questo progetto, quanto sia vero questo aforisma di Álvaro Siza che amano citare: “Gli architetti non inventano nulla, trasformano la realtà”.

ATOMAA ha deciso di creare un appartamento composto da tre diverse sequenze, ognuna con la sua finestra dedicata come fonte di luce naturale. Il tutto può essere diviso e riorganizzato spingendo e tirando pannelli di legno o tende.

Per questo appartamento, nessuna decorazione, solo materiali: armadi e tramezzi rimovibili in multistrato di betulla, mattoni dipinti, pavimento in parquet di rovere che alterna colori chiari e scuri e, infine, piastrelle di ceramica 10 × 10 cm posate a diamante in cucina ma anche in bagno.

Sul retro dell'appartamento è stato creato un “blocco tecnico”. Contiene il bagno, la cucina, un bollitore per l'acqua calda e l'impianto di condizionamento. Libera così spazio e, in più, permette di ricomporre l'appartamento sfruttando le tre finestre che si affacciano sul cortile del palazzo.

Per scoprire più contenuto:
Testo: Jean-Philippe Hugron
Foto: 
Gregory Abbate
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ATOMAA si presenta a Platform Best Italian Future Living Design Selection

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Il 29 novembre 2022, nella magnifica cornice del Belvedere Jannacci, situato al 31° piano del Grattacielo Pirelli di Milano, si è svolto l'evento Best Italian Future Living Design Selection, organizzato da PLATFORM architettura e design in collaborazione con SIEMENS Home Elettrodomestici.

50 studi italiani di architettura e interior design sono stati selezionati per fornire la loro personale visione del design contemporaneo di nuovi spazi abitativi ibridi. Durante l'evento, tutti i designer invitati si sono alternati sul palco, raccontando la loro visione in un breve intervento.

"L'architettura d'interni in Italia è stata nell'ultimo secolo uno degli ambiti di sperimentazione e ricerca più liberi e felici della nostra cultura progettuale che non ha eguali nel resto del mondo occidentale per unicità e ricchezza."

"Sono anni che dico che si potrebbe scrivere una storia parallela, quasi privata, dell'architettura italiana solo utilizzando i suoi progetti di interni, e sarebbe un racconto emozionante capace di raccontare generazioni di giovani progettisti, ottimi artigiani, aziende dedicate e committenti coraggiosi . Sarebbe un vero spaccato della storia del nostro paese attraverso i suoi interni domestici!"

- Luca Molinari

Quello che raccontano le pagine di questo volume è un ulteriore passaggio evolutivo, perché resta il senso di libertà e la voglia di sperimentare, ma cambiano la forma della casa e le abitudini dei suoi abitanti. Le case stanno perdendo gli spartiti funzionali e rigidi del secolo appena trascorso, mentre l'esigenza di flessibilità e fluidità nel modo di abitare e vivere gli spazi domestici sta portando i progettisti a lavorare su forme dell'abitare in cui la mobilità, la presenza invisibile degli elettrodomestici , intelligenza tecnologica e sostenibilità diffusa danno forma ad ambienti più complessi ed elementari allo stesso tempo.

Lo stretto rapporto tra forma e funzione è decisamente trasformativo e porta ad una semplificazione dei luoghi domestici che permette a tutti di vivere la casa in modo più personale e consapevole. I progetti italiani che scorrono davanti ai nostri occhi hanno definitivamente eliminato la separazione tra cucina e living, produzione e vita sociale, privacy e lavoro, perché le nostre vite, soprattutto dopo questa lunga pandemia, hanno stressato così radicalmente le case tradizionali che già nascevano spazi di nuova generazione emergere nel lavoro di alcuni degli architetti e sviluppatori più visionari. A ciò si aggiunge l'urgenza di supporti e luoghi che abbiano un chiaro carattere sostenibile ed ecologico e siano in grado di incidere sul modo di gestire in modo responsabile energia e consumi.

Siamo ai primi passi di un'importante metamorfosi dell'abitare e sono certo che l'architettura italiana saprà offrire prospettive e progetti importanti, capaci di aiutare una transizione ambientale e culturale di cui tutti abbiamo urgente bisogno.

Crediti & contenuti in più
Video: Salt&Lemon
L’organizzatore dell’evento: PLATFORM Architecture and Design
Pubblicazione dell’evento: Link
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Sponsor dell’evento: SIEMENS Home Italia

Una Casa per Lettori in Best Italian Future Living Design Selection

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Quello che le pagine di questo volume raccontano un ulteriore passaggio evolutivo, perché permane il senso di libertà e la voglia di sperimentare, ma stanno cambiando la forma della casa e le abitudini dei loro abitanti.

Le case stanno perdendo le partiture funzionali e rigide del secolo appena passato, mentre il bisogno di flessibilità e fluidità nel modo di abitare e vivere gli spazi domestici sta portando i progettisti a lavorare su forme dell'abitare in cui mobilità, presenza invisibile degli elettrodomestici, intelligenza tecnologica e sostenibilità diffusa diano forma ad ambienti più complessi ed elementari insieme.

Siamo ai primi passi di una metamorfosi dell'abitare importante e sono certo che l'architettura italiana avrà modo di offrire prospettive e progetti importanti, capaci di aiutare una tradizione ambientale e culturale di cui tutti noi abbiamo un urgente bisogno.

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Testo: Luca Molinari

Casa Cinsc in À Vivre Magazine

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"L'INCREDIBILE SOBRIETA' DI UNA CASA DI PIETRA"

Una strada molto ripida attraversa la montagna per raggiungere un gruppetto di case arroccate su un crinale. Siamo in una delle rare regioni risparmiate dal turismo di massa degli anni '50. Pascoli e campi coltivati ​​hanno lasciato il posto a fitti boschi. Lì, una vecchia stalla divenuta un rudere, in delicato equilibrio, riservava delle sorprese a chi l'avrebbe trasformata. Infatti, Andrea Del Pedro Pera, Cesare Galligani e Umberto Maj, fondatori dello studio di architettura milanese ATOMAA, non potevano sospettare la presenza di una grande volta in pietra e di un camino al piano terra, resti di una passata residenza.

Questo valico si reagisce grazie al recupero della vecchia forma e al consolidamento delle murature, ma soprattutto con lo sviluppo di nuovi luoghi di convivenza - la cucina e la sala da pranzo - al centro del volume esistente. Per servire al meglio tutti gli ambienti della casa distribuiti sui tre livelli, gli architetti hanno realizzato un nucleo centrale in multistrato di betulla lamellare che ospita la scala.

Ansiosi di integrare il progetto nel suo ambiente, i progettisti optano per un esterno di pietra "dove le trame dei muri tra vecchio e nuovo si intrecciano in un unico punto, ricostruito a mano, pietra su pietra". L'interno è più di un legno scatola inserita nell'involucro in pietra: pavimenti, pareti e soffitti sono composti da elementi provenienti da vecchie assi del pavimento e travi del tetto deteriorate, o larice della valle, quando necessario.Il risultato, quindi, è quello più sobrio, rigoroso e minimale.

A quasi 1.400 metri sul livello del mare, a nord-ovest delle Alpi italiane, un rudere tipico della regione ospitava in passato bestiame e fieno. Gli architetti milanesi di ATOMAA l'hanno trasformata in un'elegante casa contemporanea di grande sobrietà. E per farlo usano ogni pietra e pezzo di legno trovato in loco.

ATOMAA trasforma una stalla in rovina in una casa contemporanea senza tradire il proprio passato grazie al rispetto dei volumi e dei materiali. L'esterno conserva il suo corpo in pietra che si fonde con il paesaggio, mentre l'interno offre un nuovo bozzolo di legno intimo e caldo.

Il riuso è un elemento chiave del progetto: i muri sono stati realizzati con le pietre delle vecchie parti in disuso, gli architravi delle porte e delle finestre con il legno del vecchio tetto; i muri di contenimento dei terrazzi così come il volume dell'ampliamento eretto da porzioni di roccia scavata.

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ATOMAA invitato a presentare al Platform Architecture Festival a Venezia

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Durante i mesi estivi del 2021 a Venezia, Platform architettura e design ha organizzato un'importante iniziativa che ha visto l'allestimento in contemporanea di due mostre tematiche, coinvolgendo 140 studi di architettura provenienti da tutto il mondo.

"Best Italian Interior Design" propone una rassegna complessiva di interior design di architetti italiani, senza limiti geografici o di tipologia (residenziale, hospitality, retail, ecc.); mentre "Best International Houses" offre una panoramica sui luoghi del mondo da vivere attraverso la selezione di 70 progetti scelti da un comitato scientifico sulla base delle candidature provenienti da tutti e cinque i continenti.

Il prestigioso luogo dell'evento è la Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia a Venezia. Completamente restaurata nel 2015, oggi la Misericordia è uno spazio monumentale dove arte, storia e cultura dialogano con il territorio, ed è sede istituzionale di prestigiose mostre, installazioni ed eventi culturali.

Per ognuna delle due mostre è stato pubblicato un volume dedicato che raccoglie i progetti selezionati, insieme ad un Catalogo Generale di Casa Platform Venezia, riguardante le aziende partner della manifestazione e le iniziative culturali in programma.

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Fotografo: Marco Cappelletti

ATOMAA nella pubblicazione “EMERGING EUROPEAN PRACTICES” di New Generations

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Ce lo insegna Alvaro Siza:

"Gli architetti non inventano nulla, trasformano la realtà"

I primi passi
Abbiamo iniziato all'università con una gita a Brno, che ha portato a innumerevoli birre e discorsi su cosa vorremmo essere da grandi. Poi da uno spazio seminterrato con tavoli da ping pong e Casabella, dopo lunghe notti di collaborazione e brainstorming, lavoravamo instancabilmente alla nostra tesi di laurea. Ad un certo punto è arrivata la diaspora: i 'Foz do Douro; l'antico teatro di Epidauro il Deserto di Atacama; nel tempo rimasto abbiamo fatto anche qualche concorso. Seguono diversi tirocini: presso Chipperfield Architects, Onsitestudio, e periodi di ricerca, presso il Politecnico di Milano. Dopo tutto ciò, in una notte, mantenendo una tradizione di 15 anni di bere una birra insieme, è nata la decisione di provare a fare tutto insieme; e così iniziò ATOMAA.

Onorare l'inaspettato
In uno dei nostri progetti di ristrutturazione di un vecchio appartamento, rimuovendo il pavimento in legno, si è rivelata una configurazione aspra ma bellissima: sotto, dopo decenni di occultamento alla vista, si è rivelata una pianta irregolare completa in sé, dimenticata anche da chi lo aveva prodotto molto tempo prima. L'immagine dell'originaria sottostruttura pavimentale posata in modo apparentemente casuale ma efficace evidenzia il lavoro di un artigiano locale in cui la mano dell'uomo sembrava essere l'unica regola. Abbiamo quindi deciso di onorare quel gesto dimenticato riportandolo in vita e rappresentandolo nel nuovo pavimento in cemento. L'idea è stata subito apprezzata dal cliente e ci è stato permesso di creare un pavimento davvero unico.

Mantenere la calma e un sano equilibrio
Cerchiamo di mantenere un equilibrio tra il nostro lavoro e la vita privata. Cerchiamo di tenere chiuso lo studio nei fine settimana e incoraggiamo anche i nostri colleghi e collaboratori a seguire un buon equilibrio orario. Crediamo che le cose che impariamo semplicemente vivendo siano utili per il design tanto quanto il tempo trascorso in studio. Non sarai mai in grado di progettare una buona cucina se non sai cucinare un buon piatto. Anche se l'organizzazione del tempo nei processi progettuali contemporanei è spesso frenetica, pratichiamo la 'Resistenza': ci prendiamo il tempo per discutere i progetti in corso in modo lento e calmo e poi prendiamo decisioni calcolate e lavoriamo anche a mano. Costruiamo modelli per studiare i dettagli; usiamo schizzi a mano libera per aiutarci a ragionare e sviluppare idee; usiamo mood board di campioni di materiali reali, che è semplicemente insostituibile. Le discussioni di gruppo durante quelli che chiamiamo "project workshops", ci permettono di riunirci e di presentare idee attorno a un tavolo e questo ha costituito l'essenza del processo di progettazione di ATOMAA.

Doppio ufficio
Ci siamo appena trasferiti in un nuovo spazio di lavoro a Milano in una zona chiamata Nolo, uno dei nuovi distretti del design della città. Il nostro ufficio, situato al piano terra, ha due vetrine sulla strada che ci mettono in contatto con il mondo che passa, mentre il retro dell'ufficio si apre su una corte interna, un'oasi urbana silenziosa e rigogliosa che fiorisce in primavera. Al piano terra abbiamo un open space operativo con due tavoli di lavoro collettivi, un tavolino per revisioni progettuali in mobilità e una zona relax. Al piano inferiore, sotto un bellissimo soffitto a volta in mattoni, abbiamo sia una stanza più riservata adatta per i momenti piuttosto meditativi che per gli incontri quotidiani con il nostro ufficio di Edimburgo. Abbiamo anche un laboratorio dedicato per la costruzione di modelli e l'elaborazione del campione.

L'atto collettivo del costruire
Certo, anche noi ci siamo laureati con la voglia di fare grandi edifici (le nostre 3 tesi erano una biblioteca, un museo e un grattacielo). Attualmente stiamo lavorando su architetture domestiche, spazi interni e piccole case. Lavoriamo quasi sempre in contesti preesistenti e palazzi antichi nel centro di Milano, così come in contesti rurali delle Alpi, o del centro Italia. Nel tempo sono emersi aspetti comuni nel nostro processo creativo: uno di questi, forse il principale, è l'avversione alla 'tabula rasa'. Crediamo nell'importanza degli edifici, piuttosto che progettare un grande concorso solo come studio di idee. Crediamo nell'imparare mentre facendo, nel rispetto delle persone impegnate nel grande processo collettivo di costruire e nel valorizzare ulteriormente i materiali con cui costruiamo.

Capire il nostro posto
Il design non è uno scopo ma piuttosto un mezzo che ha come fine la ricerca della felicità. In un momento in cui questo diritto è accettato ed espresso da sempre più persone, è inevitabile una presa di posizione sull'uso di questo dono (materiale e umano). Ecco la nostra: abbiamo capito che la risposta può non venire necessariamente da "invenzione" (ad esempio l'ultimo materiale sintetico, pensato per una super performance) ma piuttosto da reinterpretazione, riuso e trasformazione. L'idea alla base di questa modalità operativa è quella di ridurre lo "spreco" (che spesso ha a che fare con l'attribuzione del valore che diamo le cose).

Pertanto, la nostra ricerca sul microabitare ha al centro la riduzione dello spazio sprecato, ed è meglio utilizzarlo dove è già stato trasformato, ovvero il centro della città in cui si trova. Il passato infonde in noi un fascino pari a quello del futuro: è in fondo uno scrigno di soluzioni geniali a domande molto pratiche una volta poste, in un mondo in cui produrre (e consumare) energia era meno facile.

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Brera Appartamento nel libro di Never Too Small

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"Il team di ATOMAA è stato ispirato dall'ingegnosità del design giapponese e dalla moderna architettura europea."

"Il quartiere Brera di Milano è sorprendentemente tranquillo data la sua posizione centrale e la vicinanza a numerosi luoghi di pellegrinaggio cristiani. In effetti, il quartiere medievale è stato progettato, allestito e costruito ben prima che la prima automobile fosse un luccichio negli occhi di Karl Benz. Così, mentre Brera è circondato da una serie circolare di viali, i suoi abitanti beneficiano di una netta mancanza di traffico pesante."

In alcune parti del quartiere, le strade strette lasciano il posto ad ampie piazze dove i pedoni curiosano tra le boutique di moda o possono essere visti godersi la robusta scena dei ristoranti all'aperto. Questa parte alla moda di Milano è dominata dalla vita in appartamento e entrare in una varietà di case significherebbe vedere un arazzo del quartiere nel corso dei secoli.

Mentre molti edifici qui hanno centinaia di anni, la maggior parte è stata costruita durante il 1800 e ha subito numerosi lavori di ristrutturazione nel corso degli anni. Tuttavia, nessuno meglio dell'appartamento di Brera dello studio di architettura milanese ATOMAA riflette una visione moderna per una vita sostenibile a ingombro ridotto.
Situato in un edificio del 18° secolo, questo appartamento non potrebbe essere più diverso dal suo esterno. Il muro che divide la camera da letto esistente e il soggiorno è stato l'unico cambiamento significativo apportato da ATOMAA durante la creazione dello spazio di cui aveva bisogno per eseguire un progetto "ispirato agli origami". Lo spazio aperto gli ha dato la flessibilità necessaria per creare una serie di pannelli scorrevoli in legno che possono essere riorganizzati per soddisfare le esigenze dei residenti. Con soli 32 mq (344 piedi quadrati), non c'era molto spazio su cui lavorare. Tuttavia, questa configurazione intelligente ha creato una separazione tra la camera da letto, la zona pranzo, la cucina e il soggiorno."

"Normalmente in una casa di queste dimensioni, lo spazio di storage è la prima cosa da eliminare. Semplicemente non c'è abbastanza spazio. Questo rende la creatività del design di Brera molto più intrigante. Lo spazio per lo storage qui è abbondante. Dalla piattaforma letto rialzata, che si apre per rivelare un ampio armadio sotto il letto, ai numerosi mobili da cucina (un must per una casa italiana), ogni spazio viene utilizzato. C'è anche una scala nascosta che scorre verso l'esterno per rendere un po' più facile il viaggio di 1,4 m (4,6 piedi) verso il letto rialzato.
Sono i piccoli dettagli come i fori circolari tagliati in tutti i mobili al posto delle maniglie che rendono Brera davvero speciale.
Gli stessi fori onnipresenti sono tagliati nel legno dei pannelli scorrevoli che nascondono la zona notte durante il giorno."

"Quando i pannelli sono completamente chiusi, lasciano entrare nella stanza un'infarinatura di luce naturale.

La nozione di flessibilità è una caratteristica distintiva di questo design. Brera cambia forma frequentemente nel corso della giornata. Un ospite che si presenta al mattino, al pomeriggio o alla sera vedrebbe ogni volta una configurazione diversa. Un residente di uno spazio di piccole dimensioni non ha il lusso di spostarsi in varie stanze per svolgere le proprie attività giornaliere. Invece, devono trasformare il loro spazio per adattarsi al loro stile di vita."

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