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Un Padiglione Segreto. Cucinando tra gli alberi

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Nel cuore del paesaggio collinare Vicentino, tra gli alberi di un'area boschiva, la natura diventa la tela per il disegno dell’estensione di una villa. Ciò che un tempo era una semplice terrazza ora si trasforma in una glass room, diventando un elegante oggetto che fa capolino tra la vegetazione.

Costruita verso la fine degli anni ’60, la villa ha subito nel tempo interventi di ampliamento e modifiche. La sua struttura già complessa diventa l'ispirazione per il disegno di un nuovo volume che, ritmato da un modulo regolare, si inserisce come un’elegante tessera di un puzzle architettonico.

La nuova struttura gode di una posizione strategica, situata sul retro della villa e lontana da occhi indiscreti. Collegata su un lato alla sala da pranzo, rivolge il suo sguardo al parco circostante e alla piscina.

La sagoma del vecchio terrazzo, prima complessa e articolata, viene semplificata per accogliere il volume nuovo. Il perimetro si estende, dove le ripide scalinate in pietra e le fioriere vengono rimosse per lasciare spazio a una nuova scala lineare.

Su questo basamento si appoggia il telaio portante in ferro, scandito da profili verticali e orizzontali, tra i quali si inseriscono i serramenti in legno e vetro. La copertura a falde in acciaio completa e corona questo nuovo oggetto.

La nuova stanza vetrata dona respiro alla villa. La scelta di utilizzare una struttura in ferro e vetro è un atto di leggerezza e chiarezza formale, che rompe con la solida complessità del resto della casa. Gli alberi avvolgono il volume e le ampie vetrate li invitano ad entrare.

La facciata si anima grazie a carter metallici che, proteggendo le vetrate, seguono e ricalcano la struttura e i telai delle finestre e nascondono gronde e pluviali. La ripetizione di questo dettaglio, sia in verticale che in orizzontale, alla base e al coronamento del volume, accentua il ritmo e dona profondità alla facciata.

L'interno del volume ampliato ospita il luogo della convivialità, la cucina, in diretta comunicazione con la sala da pranzo.
Il vecchio cucinotto, ora adibito a spazio di servizio, cede il posto a una stanza luminosa e accogliente, destinata a essere il ritrovo per i momenti di condivisione.

La tessitura a parete della struttura in ferro si intravede sin dalla sala da pranzo, estendendosi poi al soffitto. Gli incastri tra le travi sono nascosti, conferendo al volume un aspetto strutturale semplice e contemporaneo.

Le vetrate e la struttura creano suggestive cornici sulla vista del parco e della piscina, dipingendo quadri che si trasformano con il susseguirsi delle stagioni. La stanza è colma di luce naturale che filtra da ogni angolo.

La cucina è un piano sospeso che aleggia sulle ampie vetrate, creando l'illusione di cucinare all'aperto, immersi nel parco, con gli alberi che diventano parte essenziale della cornice domestica.

Il pavimento della stanza è arricchito da piccole ceramiche verdi, creando un contrasto con il massello scuro del legno della sala da pranzo, ma una continuità con il manto erboso esterno. Un nuovo gradino rivestito con la stessa essenza connette armoniosamente i due spazi, creando un legame visivo e materico.

Al calare della sera, il nuovo volume si trasforma in una lanterna luminosa immersa nella natura. Gli interni si accendono, come gli animi di chi la abita, riflettendosi sullo specchio d’acqua della piscina.

CREDITI

 

Cliente: Privato 

Tipologia: Ampliamento 

Luogo: Colli Vicentini, Italia

Anno: 2024.03

Mq: 28

Progetto architettonico: ATOMAA & Filippo Faletti

Interior Design: F.F INTERIOR

Design Team: Andrea del Pedro Pera, Umberto Maj, Cesare Galligani, Filippo Faletti, Sofia Badessi, Konstantinos Ballis

Fotografia: Alberto Strada

Fotografia modello architettonico: Francesco Caredda

Il più piccolo

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Questo è di gran lunga l’appartamento più piccolo che abbiamo pensato. La nostra miniatura milanese. Il rifugio in città di tre ragazze smart.

I metri quadri sono 21, poco più di una camera matrimoniale secondo le convenzioni. Ma le convenzioni ed i metri non fanno una casa. Che cosa serve davvero? Fino a quanto si può togliere ad un sistema di oggetti, funzioni e simboli per lasciare intatta l’idea della casa ed il conforto che ci procura?

Il rifugio primordiale non è molto di più che un focolare ed uno spazio protetto per il riposo. Ma se il rifugio si trasferisce in centro, allora ha bisogno di uno spazio in più, quello consacrato allo spirito della città. Di questo e poco più è costituito: una alcova dietro un paravento, una piccola cucina, un living, e le nostre cose più care.

Qui due finestre guardano un silenzioso cortile e tre alberi di magnolia. E sono abbastanza in alto da inquadrare un pezzo di cielo privato. Fuori, appena oltre la cortina di un edificio anni 20, la città del design con le sue scuole internazionali (lo IED è girato l’angolo) e le sue pasticcerie rinomate.

Queste sono le doti di questo piccolo scrigno, residuo di un frazionamento spericolato degli anni 80: il silenzio e la luce dei due affacci. ​

La suddivisone degli anni 80 dedicava al bagno una delle due vedute; l’altra ad una piccola stanza da letto. Nessuna invece ad un ingresso che negli anni ha finito per ospitare lo spazio del pranzo.

L’istinto iniziale è stato quello di dare nuova vita a questa coppia di finestre e di regalarla allo spazio principale della casa. Che una di queste riempisse di luce l’ingresso e la seconda si svelasse non appena varcata la soglia accompagnando lo sguardo ad una vista diagonale, la più lunga possibile.

Abbiamo voluto articolare lo spazio, assieme ai suoi gradi di intimità, attraverso il gesto più semplice possibile: una quinta muraria bianca (che crede di essere un paravento) nel suo allontanarsi ed avvicinarsi ai muri esterni nasconde lo spazio appartato del bagno, disegna la spazialità della dinette, e diventa infine il riparo di una piccola e accogliente alcova. I livelli su cui poggiamo i nostri piedi cambiano in questi tre spazi: l’obbiettivo è quello di curarne le proporzioni.

Quando la pianta su cui lavori è un rettangolo di 6 metri per 4, ogni cosa sembra troppo vicina, ogni spazio troppo verticale, ogni arredo ingombrante. Allora, ricordandoci di Eames e della sua stanza, abbiamo fatto ricorso a tutta la malizia necessaria, mettendo in atto i trucchi di un mestiere che stiamo imparando.

Lo specchio a tutta altezza, che per metà è porta del bagno e per metà è anta di uno stipo, raddoppia le dimensioni dell’ingresso e libera la quinta muraria dai suoi vincoli. Ma è anche l’utilissimo specchio dell’ultimo sguardo prima di uscire di casa.

La spazialità è allargata dal disegno orizzontale dell’arredo, il quale non supera mai le due altezze ancestrali: quella del lavoro in piedi e quello della seduta.

Le forniture nascondono così i segreti nella parte più bassa del loro volume, lasciando alla leggerezza di strutture più esili il compito di mettere in mostra gli oggetti più belli.
L’alcova (al-Kubba!), se vuol essere tale, deve avvicinare il suo soffitto: il piano del letto è più alto rispetto al solito suggerendo l’idea che il riparo sia tale solo quando crea un po’ di distanza dal mondo.
Il colore blu della parete di fondo è un trucco che aumenta la profondità del living ma è anche il colore giusto per avvolgerti al risveglio.

Quando lo spazio è poco allora deve essere flessibile e piacevolmente ambiguo: quello che alle 7 è una cucina alle 9 è il mio piccolo cinema. A rendere possibile questa doppiezza sono gli oggetti d’arredo speciali, che aperti evocano una spazialità, chiusi tutta un’altra.

Il tavolo da pranzo è tondo e più generoso di quello che si potrebbe pensare per il nostro piccolo rifugio urbano. Anche la sua metamorfosi si svolge in due mosse: il piano si ritrae per trasformarsi in una tela bianca a parete dalla curiosa forma circolare, mentre la mensola che lo sostiene diventa lo schienale di una panca che si allunga sotto le grandi finestre.

La cucina ha un backsplash di acciaio che si richiude in due movimenti nascondendo fuochi e acqua, e alleggerendo lo spazio dal disordine. Questo gesto e la sua forma curva lo fanno assomigliare ad una cassapanca o a una consolle, due oggetti che subito ci riportano all’immaginario del piccolo salotto.

Il letto-alcova infine contiene in sé tutti gli elementi della piccola camera da letto, quasi fosse un piccolo scrigno, il baule che contiene i nostri vestiti più utili al nostro piacevole viaggio in città.

La sua testiera, abbastanza profonda per ospitare le letture della buona notte, nasconde comodi stipi. Il suo piano si solleva ed una piccola porta ci da accesso ad una piccola personale cabina armadio a due fronti.

Un cassetto segreto, presente nella parete attrezzata del living, diventa il comodo gradino che ci consente di rintanarci sul piano della accogliente alcova.

Questi spazi, seppur vivi nelle trasformazioni, vogliono trasmettere un senso di calma serenità. Per questo abbiamo pensato ad una palette materica ristretta e verace: ciò che è fatto di legno rivela la sua essenza vitale, ciò che è metallico mostra la sua siderale lucentezza. Il tutto è pensato per favorire la luce e i suoi riverberi: le pareti intonacate del living bianche disvelano i colori accesi degli spazi più raccolti ed intimi.

Una piccola finestra sopra la cucina-consolle illumina lo spazio col riflesso rubino di cui è rivestito il bagno, dove la piestrella zellige fatta a mano vuole evocare l’intimità vaporosa di una piccola e personale spa. In un gioco ambiguo (e divertentissimo da progettare) lo specchio dell’acquaio diventa trasparente nella sua parte più alta per consentire l’ingresso della luce naturale che proviene da oltre il muro.

Ma è il pavimento, che tutto lega, la matericità di cui siamo più felici. Perché contiene in sé e nel suo disegno di carattere, l’anticonformismo spregiudicato delle tre ragazze smart e la traccia della mano sapiente dell’artigiano che lo ha composto. Tanti campioni e tanto divertimento.

CREDITI

Cliente: Privato
Tipologia: Micro Living
Luogo: Milan, Italy
Anno: 2024.03
Mq: 21
Progetto architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione : Umberto Maj, Andrea del Pedro Pera, Cesare Galligani, Bianca Magi, Fabio Figaroli
Visualizzazioni: Beatrice Fistarol
Fotografia: Alberto Strada

Partner del progetto

Impresa: Relazioni Edili RE
Falegname: Roncoroni Legno
Finestre: Fratelli Bergamaschi
Porte: Roncoroni Legno
Fabbro: Roncoroni Legno
Pavimento bespoke: Mosaic Factory

Una Casa di Fiamme Cremisi

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"Bisogna amare la vita per amare l'architettura; l'architettura è una manifestazione, anzi, molto importante, della vita; senza vita, cosa succede all’architettura?"

- Fernando Tavora

Gli appartamenti milanesi hanno spesso qualcosa che li lega, al di là degli ingressi troppo piccoli o enormi o delle cucine allungate. Qualcosa che tende a organizzare, a dividere lo spazio, a costruire stanze. E le stanze hanno una porta. E sono divise tra loro e si affacciano fuori. E a volte le porte sbattono quando si chiudono, facendo un rumore che non si dimentica.

Ripartire cambiando casa, trasferendosi a Milano, forse vuol dire anche fare i conti con le distanze, le proporzioni degli spazi. In realtà non sappiamo se la geografia centri, e come entri in gioco in questo progetto.


Ma in questa casa in Via Nava, la distribuzione della pianta vuole riaffermare lo spessore del corpo di fabbrica di un palazzo milanese come ce ne sono tanti, liberando le visioni diagonali ed eliminando il mondo fatto a stanze. Vuole provare ad unire, non a dividere, a “sciogliere, non a strappare”.

Il Canada dei romanzi e della televisione vuole trasmetterci dei paesaggi infiniti, le conifere, i laghi, il freddo fuori lontano e il caldo nei soggiorni.

Per questo le porte sono poche, e non sono tutte uguali, e non si chiudono tutte allo stesso modo; alcune sono ad anta unica e alte duecentodieci, altre a doppia anta a battente e contengono i cappotti e un’altra che sembra un muro, a bilico e alta quanto il soffitto, e colorata e sempre aperta. Non tutte le porte si chiudono sempre, alcune poco e alcune mai.

È così anche tra le venature dell’Alpi Sottsass che formano il totem contenitivo posizionato a lato, in uno strano oggetto che parla e gesticola e interagisce con i vari lati, specchiato verso l’ingresso e angolo bar verso il divano, enoteca verso il tavolo da pranzo.

E lo spazio che, si sa, è nel vuoto tra le cose, ha una forma quasi liquida che non si ferma ma prosegue costeggiando le pareti da un lato all’altro, e si posa vicino alla finestra, a riposare di fronte agli alberi del cortile.

Le superfici vogliono essere colorate, o meglio vogliono essere proprio colore, e materia. Il pavimento in cemento non è disegnato ma costruito dalle gocce di cemento pigmentato colato, in un mix ambiguo tra alcuni Silipol della metropolitana milanese, le scelte cromatiche del linoleum del Pirellone e un quadro di Jackson Pollock. La resina della pedana color melanzana gioca con il blu quasi majorelle del bagno, lì la carta da parati omaggia Picasso, meritatamente.

“dovremmo tener sempre presente che lo spazio si frastaglia intorno a ogni albero di ciliegio e a ogni foglia d’ogni ramo che si muove al vento, e a ogni seghettatura del margine d’ogni foglia, e pure si modella su ogni nervatura di foglia, e sulla rete delle venature all’interno della foglia e sulle trafitture di cui in ogni momento le frecce della luce le crivellano, tutto stampato in negativo nella pasta del vuoto, in modo che non c’è cosa che non vi lasci la sua orma, ogni orma possibile di ogni cosa possibile, e insieme ogni trasformazione di queste orme istante per istante, cosicchè il brufolo che cresce sul naso di un califfo o la bolla di sapone che si posa sul seno di una lavandaia cambiano la forma generale dello spazio in tutte le sue dimensioni”.

(Italo Calvino, Le Cosmicomiche, Milano, 1993)

Ogni cosa è colorata, e perché non dovrebbe esserlo? I proprietari hanno la passione per la grafica, la materia e per il colore vivo. È rimasto solo uno dei bagni in bianco e nero, come un quaderno a quadretti ancora da scrivere (o colorare?).

Poi i muri lentamente si popolano e raccolgono pezzi di tempi precedenti, dove le maniglie fanno movimenti con le mani e i quadri raccontano storie di amici di famiglia e di manifesti di tram. Lentamente la casa smette di essere cantiere e comincia a vivere, a ri-vivere.

“La vita continuò perché la vita continua, e il tempo passò, perché il tempo passa.”

- Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata

Crediti

Cliente: Privato
Tipologia: Apartment
Luogo: Milano, IT
Anno: 2023.09
Mq: 100
Progetto architettonico: ATOMAA & Fabio Figaroli
Gruppo di progettazione: Umberto Maj, Andrea del Pedro Pera, Cesare Galligani, Fabio Figaroli, Philip Kolevsohn, Marika Grasso, Andrea Giustozzi
Fotografia: Francesco Stelitano

Partner del progetto

Impresa: Relazioni Edili RE
Falegname (arredo bespoke): Donghi Arredi
Serramenti: Fratelli Bergamaschi
Porte: Donghi Arredi
Cucina: Donghi Arredi
Fabbro: QUBO costruzioni metalliche
Falegname: Console MATE Design
Pavimenti: Mosaic Factory

Appartamento angolo urbano

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Alla fine di una via minuta a sud di Città Studi, un piccolo appartamento si nasconde dal trambusto della città.

L’edificio che lo accoglie ha una bella facciata anni 30, dipinta di un caldo giallo Milanese: ma a farla da padrone c’è un vivace gelsomino, che da anni si diverte ad arrampicarsi, velando finestre e balconi. I pavimenti in palladiana nell’atrio ed i gradini in marmo di Carrara, che il tempo ha reso più preziosi, concludono quest’atmosfera decò.

In un angolo di questo bell’edificio, abbiamo trovato un appartamento con balconcino e bei pavimenti, ma tutto affacciato a nord. Un lungo corridoio di ingresso, a prima vista spazio buio e sprecato, è diventato il primo frai i luoghi della scommessa: restituire tutte le finestre allo spazio visibile della casa , permettendo alla luce di riconquistare questo piccolo mondo privato.

Il primo gesto ha accorciato il corridoio, rimuovendo la parete che lo confinava dalla sala e liberando la solidità di un pilastro gettato in opera. La luce che si riflette sulla superficie ruvida del cemento si avvicina all’ingresso. Qui un foyer di un fresco color verde nasconde una scarpiera e utilissimi stipi e contribuisce a frazionare lo spazio in una sequenza di piccoli ambienti.

Superato questo andito, lo spazio della casa si dischiude alla vista, nel suo racconto ambiguo, fra openspace e sequenza di stanze. Lo spazio della distribuzione, che prima correva stretto fra i piccoli bagno e cucina finestrati ed il muro cieco, scompare definitivamente in una sequenza di ambienti ognuno dotato di un sua finestra sul mondo.

Qui lo spazio si comprime per accompagnarci negli spazi più privati e intimi della casa.

Il cuore della casa, con il suo pavimento in marmette nere riportate al lustro originario, è definito da pochi ma necessarissimi volumi.

La prima, portafinestra ampia e d’angolo, illumina lo spazio più conviviale della casa.

Una cucina autoportante in metallo di colore blu, con piano di lavoro in acciaio inossidabile, insieme alle piastrelle di ceramica bianca con posa sfalsata, contribuisce a costruire il fondale dello spazio domestico conviviale.

Sul perimetro dal lato opposto della dispensa, un mobile contenitore gioca a fare il muro: ne prende colore e proporzioni ma da questo si discosta diventando volume, sospeso su un gradino in marmo arabescato.

La dispensa è un volume capiente che nasconde la cambusa, capiente e disordinata, dietro una tenda colorata e un’apertura ad arco.

Il desiderio di portare più luce naturale possibile nelle parti più vive della casa, è stato alla base dello spostamento radicale dei locali di servizio.

Il volume centrale, che in precedenza conteneva cucina e bagno, viene spostato nella parte più buia della casa. La creazione del nuovo bagno cieco, libera le finestre per altri usi. Per ragioni tecniche, Il pavimento del nuovo bagno e del disimpegno viene sollevato di un gradino rispetto al livello del pavimento esistente, diventando una pedana abitabile. In questo spazio, che sarebbe di passaggio, e ulteriormente proporzionato da un soffitto ribassato, trova collocazione un luminoso London Bar, per colazioni mattutine o per il lavoro da casa.

La matericità dei pavimenti esistenti, così ricca e anticamente decorativa, viene bilanciata dall’uso di una resina monocromatica chiara, di un grigio freddo che cattura e riflette la luce attraverso la casa.

Un piano di lavoro in rovere naturale, sotto la doppia finestra, fornisce un luogo di contatto diretto con il mondo esterno, con la strada privata, il cielo di Milano e il verde del gelsomino che sbuca dagli edifici vicini.

In posizione arretrata rispetto alle finestre, il bagno è illuminato da due oblò che bucano il muro appena sopra il livello degli occhi.

Piastrelle quadrate bianche 10x10, con fughe di rosso terra rivestono il bagno. Il mobile lavabo sospeso è laccato di un blu intenso, ricoperto da un ripiano in marmo arabescato e completato da grandi manopole bianche. Questa composizione fortemente materica fa da contrappunto alla trama geometrica dei rivestimenti.

Attraverso una romantica porta ad arco, la suite matrimoniale si scopre adagiata su un tappeto piastrellato rosso vivo; una composizione minuziosa che conserva ciò che resta di un tipico interno domestico milanese dell’epoca. Ben illuminata dalle doppie porte a vetri del balconcino, la camera da letto principale, separata dal resto della casa, offre un luogo tranquillo e riservato per il riposo.

La grande cabina armadio, realizzata in rovere e rivestita da una tessitura rattan (che lascia filtrare la luce donando privacy), costruisce un ulteriore volume all’interno dello spazio. Un corrimano contribuisce a contenere un piccolo spazio abitabile sovrastante la cabina armadio, accessibile da una scala in acciaio da un lato – uno spazio per la pratica dello yoga.

Una seconda porta in vetro cannettato illumina e mette in comunicazione diretta lo spazio spogliatoio della cabina con la grande doccia in bagno. La circolarità dei percorsi moltiplica le possibilità d’uso, di movimento e di interazione tra superfici materiche schiette, le persone che le vivono e la luce che le abita.

CREDITS

Cliente: Privato
Tipologia: Appartmento
Luogo: Milano, Italia
Anno: 2023.04
Mq: 65
Progetto architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Umberto Maj, Cesare Galligani, Andrea del Pedro Pera, Philip Kolevsohn, Viviana Ramires, Bianca Magi, Konstantinos Ballis
Fotografia: Francesco Carredda
Impresa: Relazioni Edili
Falegname (arredo bespoke): Donghi Arredi
Serramenti: Fratelli Bergamaschi
Porte: Nuova Porte Prandi
Cucina: Very Simple Kitchen
Fabro: Projet Metal

PUBBLICAZIONI

 

Living Corriere: Articolo
Archetto: Articolo

A material wonderland

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“Addio casa! ” In un edificio anni 60, realizzato bene come si faceva una volta, qualcuno ci ha lasciato questo messaggio che sa di raccomandazione. La casa in questione è il passato e il futuro di amici veri e di una piccola fotografa.

E se l’occasione ha voluto che in questo luogo possa scriversi una nuova storia, allora che tutto sia nuovo: colore, materia e spazio. Come quelli di una terra nuova e sconosciuta, da scoprire ed abitare. Qui, più che mai, sono stati tanti gli artigiani ad aiutarci. Per questo ogni superficie racconta la varietà della materia e del suo incontro vitale con la mano dell’uomo.

Spazio non banale, di stanze che dischiudono altre stanze. Per una vita domestica più misteriosa e vivace di quella della narrativa Existenzminimum.
L’assassinio del corridoio lascia campo libero agli spazi dimenticati del vestibolo, ello scrittoio, del camerino, del boudoir, della stanza da bagno, della kursaal, della stanza dei giochi, dell’alcova, del giardino d’inverno, del lavatoio, della cambusa, del bar.
Gli abitanti di questa casa possono nascondersi nell’intimità di queste stanze; o scegliere, quando il tempo è maturo, di ritrovarsi nella spaziosa “piazza” comune del living.

Il grande spazio delle attività conviviali riverbera della luce di tre grandi finestre; volute senza tende, come quelle delle città del nord. Il fondale di questo spazio è dominato dalla grande isola a cinque fuochi, il vero focolare della casa. I suoi colori li ha decisi settantanni fa un famoso pittore di bottiglie bolognese. E questo spazio vuole mantenersi ambiguo, per poter accogliere, all’occorrenza, gli eventi più formali. E’ davvero una cucina? O è l’estensione del soggiorno? Così una lunga credenza, che ha il colore del vino, nasconde i tanti strumenti dell’arte gastronomica; mentre una lunga boiserie color sabbia, oltre a contenere la cambusa, può nascondere il lavatoio per trasformare lo spazio in una sala da ballo.

Più di una volta, tornando in questa casa, ci siamo trovati ad accarezzarne le superfici, in un gesto distratto ed istintivo . Mano su materia. E illuminati ci siamo accorti che la materia è diventata media, fra la nostra mano, quella che la usa, e la mano di chi gli ha dato una forma. Così le laccature goffrate risuonano come velluto al passaggio della mano e ci parlano del momento in cui sabbia e colore sono stati mescolati. Le venature dell’olmo che ricopre la cucina ci rimandano al momento della scelta sensibile delle lastre da accostare. E la superficie fresca e liscia dei piani in cemento del movimento paziente di chi li ha levigati.

Questi piani sono manufatti eccezionali: uniche fusioni di cemento nero impreziositi da un rosso di Verona, esito di un appassionato lavoro di affinamento, cha ha visto tanti campioni finire in soffitta.

All’altra estremità della “piazza” fa da contrappunto un ambiente più raccolto e votato alla musica e alla contemplazione. Un po’ bowwindow e un po’ giardino d’inverno, questo luogo è caratterizzato dalla presenza di una piccola alcova in legno la cui profonda seduta invita a pigre letture. La lanterna in vetro soffiato ed il velluto completano il disegno inconscio di un panorama ferroviario in cui, aiutati dalla fantasia, potreste sentirvi in viaggio.
L’intimità di questo mondo è segnalata dal cambio di pavimento che, in legno profumato, si accosta alla mineralità del pavimento più importante della casa.

Al suo disegno è dato il compito di definire i confini dello spazio più sociale delle casa. E per questo, sin dal principio, abbiamo sperato potesse essere speciale. E mentre la nostra mano cercava nel mondo delle forme di tracciare un segno originale, la casa ci ha svelato un segreto nascosto da tempo. La dismissione di un parquet ormai consumato, ha messo davanti ai nostri occhi una composizione vibrante: la struttura dei magatelli “seminati” dalla mano di un artigiano dimenticato disegnava una tessitura stupefacente. Bellezza istintiva e inconsapevole.

Il disegno del nuovo pavimento in terrazzo e tessere di thassos, è incerto e “un po’ sbagliato”, e vuole essere un’ode a quella mano dimenticata.

Con un semplice gesto rendiamo eccezionale un singolo gradino. Un piccolo inserimento, come il tassello mancante di un puzzle da migliaia di pezzi, definisce un'esperienza transitoria tra uno spazio e l’altro. In contrasto con la delicata pavimentazione bianca, la scala colorata e accogliente crea uno spazio di conversazione spontaneo in movimento, ma anche una piccola seduta per un momento di pausa.

Questa soglia sembra tenersi per mano, dolcemente, delicatamente, con una stanza calda e accogliente all'interno di quella più importante, non dissimile dall’angolo studio per un futuro fotografo. Seguendo il contorno di una finestra di un vecchio bagno si apre, poco più su dello spazio abitativo, una nuova visuale incorniciata che crea una scrivania privata e un minibar per bevande.

Il passaggio fra zone più sociali della casa e quelle più intime è accompagnata dall’esperienza sensibile del profumo del legno. Avviene attraverso una misteriosa stanza, rivestita in boiserie: i pannelli nascondono e dischiudono altre stanze. Alcune di servizio quali la cambusa e la lavanderia, altre un po’ speciali (come il bar) dedicate al piacere degli ospiti.

Dietro una di queste porte segrete si trova un piccolo bagno per gli ospiti in piastrelle zellige, immerso in un vivace patchwork di tessere realizzate singolarmente a mano, una diversa dall'altra. Un lavabo in cemento su misura spicca in maniera evidente, la sua presenza è come un monolite di pietra che testimonia un momento storico, mentre dall'alto un’alta finestra porta una luce naturale soffusa.

Attraverso un altro pannello apribile si accede alla suite matrimoniale. I raggi di luce, che richiamano la calda finitura del legno, entrano nella cabina armadio attraverso un'ampia apertura con una panca alla base.

A separare la cabina armadio dalla camera da letto principale, un altro prezioso elemento in cemento colorato che poggia su un caldo pavimento in legno. Questo elemento, che funge anche da piccola seduta, sporge delicatamente nella camera da letto, invitando gli ospiti a entrare.

In questo mondo compatto e privato, composto da 3 ambienti in 1, il bagno en suite è pensato come una spa privata. Per semplicità, vengono utilizzati due colori che si contrastano in due forme principali. Le pareti, la doccia e la grande vasca sono avvolte entrambe da piastrelle zellige nere, che riflettono una luce cangiante, sia naturale che artificiale, a seconda dell'ora del giorno. Un lavabo su misura in cemento bianco, realizzato dalle mani di un artigiano esperto, si appoggia con leggerezza sul volume scuro della vasca a terra. Si avverte un senso di pace, silenzio e tranquillità, in uno spazio di vera purezza.

In un mondo opposto, pur essendo uno spazio di purezza e cura di sé, una piastrella esotica zellige verde esotica richiama i grandi designer di facciate degli anni '60, impermeabili materiali che resistono ancora a uno skyline urbano in rapida evoluzione.

CREDITI

Cliente: Privato
Tipologia: Appartmento
Luogo: Milano, Italia
Anno: 2022.12
Mq: 153
Progetto Architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Umberto Maj, Cesare Galligani, Andrea del Pedro Pera, Edoardo Allocchio, Matteo Negri, Francesca Luci
Fotografia: Alberto Strada
Impresa: Relazioni Edili
Falegname (arredi bespoke): Workshop Moor
Serramenti: Fratelli Bergamaschi
Porte: Nuova Porte Prandi
Fabbro: Projet Metal
Cementista: Giambattista Caldara
Piastrelle zellige: Mosaic Factory

PUBBLICAZIONI

 

Living Corriere: Articolo
Archello: Articolo
Archiportale: Articolo

Casa di pietra e acqua

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“Radunatevi, pesci, quelli di voi a destra ancora nel fiume Douro e quelli di voi a sinistra nel fiume Duero, avvicinatevi tutti e consigliatemi che lingua parlate quando attraversate le frontiere acquose qui sotto (…)”. José Saramago, Viaggio in Portogallo

Immersa nella campagna degli Scottish Borders, nel sud della Scozia, Casa di Pietra e Acqua mira a costruire un luogo dove i confini tra interno ed esterno, tra naturale e artificiale, sono destinati a fondersi col tempo.

In questo contesto, noto per la sua vegetazione e per i dintorni mozzafiato, il progetto utilizza la flora locale per modellare il proprio paesaggio.

La composizione della casa è costituita da cinque blocchi, ciascuno contenente funzioni differenti che esprimono diversi gradi di privacy. I blocchi scivolano e scorrono l'uno sull'altro per creare una disposizione che incornicia un piccolo cortile con patio e una piscina. Il movimento all'interno della casa è paragonabile al movimento tortuoso dell'acqua di un ruscello roccioso.

Le finestre consentono un elevato livello di permeabilità e un dialogo tra le attività quotidiane e l'esterno, collegando così tutte le funzioni in un flusso di spazi aperti e chiusi. Il patio, vuoto tra i volumi pieni, diventa il mediatore delle funzioni della vita quotidiana.

L'elemento acqua della casa si trova al centro della composizione ed è visibile dai tre blocchi che contengono le funzioni di intrattenimento. Un porticato ombreggiato consente di avere uno spazio esterno coperto, che funge da collegamento tra la casa e la sauna con lo spogliatoio, separati da essa.

In scala ridotta, il disegno della facciata riflette l'aspetto comunicativo e permeabile della casa. Le finestre si trasformano in spazi abitabili, punto di contatto tra interno ed esterno. Le aperture dell'edificio sono progettate non solo per incorniciare il paesaggio, ma anche per creare soglie vivibili tra l'interno domestico e la vasta campagna.

Il mattone scuro, i giunti di malta e il basamento esterno in cemento levigato color ardesia, compongono insieme un sistema monocromatico di blocchi monolitici in composizione nel paesaggio.

CREDITI

Cliente: Privato 
Tipologia: Casa in campagna
Luogo: Scottish Borders, UK 
Anno: 2022
Mq: 248
Progetto architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Philip Kolevsohn, Letizia Ceriani, Konstantinos Ballis, Yolanda Guastaferro, Valentina Pastori, Matteo Previato
Fotografia: Alberto Strada

Cementi: Giambattista Caldara

Appartamento Kintsugi

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“L'organismo in natura è sopravvissuto e prosperato per miliardi di anni perché ha una caratteristica potente a sua disposizione: sono adattativi”

- Rafe Sagarin

La casa era stanca, la luce non la illuminava più bene come prima, gli spazi sembravano stringersi sempre di più, soprattutto dopo l’arrivo dei due figli piccoli. Quei lunghi corridoi in cui la luce faceva fatica a scorrere, rendevano le piccole stanze ancora più piccole.

Il progetto cerca di adattarsi alla famiglia, con piccole modifiche puntuali, gentili.

Piccole modifiche riescono a trasformare l'appartamento in uno spazio aperto, funzionale e pieno di luce.

la demolizione delle pareti affacciate ai corridoi, il riappropriarsi dello spazio perduto, il ricavare una stanza in più spostando la cucina nel nuovo ambiente riguadagnato, il lieve allargamento del bagno per accogliere due lavabi e lo spazio lavanderia.

L’atmosfera della casa com’era, si caratterizzava per le trame originali dei pavimenti.

Ove possibile, sono state mantenute le antiche trame di marmo e pietre milanesi originali.

La nuova distribuzione spaziale lascia scoperti i giunti della pavimentazione, dove prima c’erano le pareti divisorie.

Il progetto non cancella quei segni, ma li accetta per quello che sono; ora accostamenti di materiali diversi convivono per quello che sono, e che sono stati.

Le resine del bagno e della camera dei piccoli, contrastano il disegno carico dei pavimenti esistenti con superfici lisce, dove il colore tenue riflette la luce in tonalità cangianti.

La cura dei dettagli e i nuovi elementi introdotti cercano di rimuovere il disegno e di scomparire nell’insieme generale degli spazi.

I piccoli lucernari introdotti hanno forma circolare come i corpi illuminanti; le porte, se integrate con le pareti ne prendono i colori e le proporzioni, arrivando a soffitto.

CREDITI

Cliente: Privato
Tipologia: Appartmento
Place: Milano, Italia
Year: 2022.02
Mq: 70
Progetto Architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Cesare Galliani, Umberto Maj, Andrea Del Pedro Pera, Samantha Furlotti, Giulia Barilli, Philip Kolevsohn
Fotografia: Francesco Carredda
Impresa: Relazioni Edili
Falegname: L’Interno di Enrico Ornaghi
Resina: Parquet Italia s.a.s.
Serramenti: Fratelli Bergamaschi
Fabbro e specchi: Projet Metal

Casa Corstorphine

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Corstorphine Hill è una collina delle sette che circondano il centro storico di Edimburgo, ed è occupata in parte da un bosco incantato, da uno zoo, e sul versante Sud da un tessuto residenziale abbastanza denso che si affaccia sulle magnifiche Pentland.

Intorno alla città di Edimburgo stanno nascendo nuovi comparti residenziali al posto di grandi distese verdi, con case tutte uguali nello sprawl. La scelta dei committenti è stata quella di non allontanarsi dal vibrante tessuto urbano, vicino a scuole e negozi di quartiere e vicino al tessuto famigliare dei parenti, ma di investire in un’area semiurbana, con il recupero di un piccolo edificio esistente, un magazzino su 2 livelli con annessa una striscia di giardino grande abbastanza per le esplorazioni del piccolo figlio e qualche orto. Promuovendo il riuso e la riqualificazione di aree già occupate e abbandonate, hanno scelto di non consumare ulteriormente nuovo suolo, unica risorsa davvero finita e non rigenerabile.

Il lotto di progetto ha una larghezza limitata, inferiore ai 5 m, con edifici limitrofi attestati sui confini. L’obiettivo principale è la costruzione di una casa in grado di rispondere su misura alle necessità di una giovane coppia con un piccolo bambino, per crescere insieme e vivere, studiare e lavorare in ambienti con diversi gradi di privacy silenzio e luce.

Per le conformazioni del lotto, l'organizzazione spaziale interna deve svilupparsi in sezione, seguendo in parte l'andamento del terreno e arretrandosi ai piani superiori per creare verso sud dei paesaggi artificiali

L'edificazione in un lotto molto stretto tra edifici confinanti molto vicini, e le caratteristiche del terreno, hanno obbligato a un sistema costruttivo misto, che prevede un basamento, tipo platea, a gradoni realizzati in fasce larghe da 1 a 2 metri, in cemento con pali. Per il livello inferiore i muri perimetrali sono in blocchi di cemento, mentre i due piani superiori hanno struttura in legno. Le facciate sui lati corti sono caratterizzate da dei pannelli prefabbricati in cemento. L'ultimo piano è rivestito in zinco pigmentato.

Le facciate principali, su strada e sul giardino privato a Sud, riflettono una tensione verso la semplicità degli elementi che le compongono, dove la figura è ridotta al sistema massivo trilitico dei primi due livelli, e al telaio leggera della struttura metallica al piano superiore.

Le facciate non sono disegnate, ma scavate attraverso un’operazione di riduzione nella materia del volume compatto, e si manifestano attraverso la materialità di pochi elementi, del cemento levigato con inerti di pietre locali, dei serramenti in alluminio e del rivestimento in zinco pigmentato.

"[…] quality materials and good workmanship […] they make ornamentation redundant.
Fine material is God’s own wonder."
Adolf Loos, “Hands Off”, 1917

Il sistema dei serramenti alterna piccole finestre a scala domestica, apribili per aerazione e protette dagli sporti del tetto, a grandi vetrate fisse traslate a filo esterno facciata. La profondità data dal disallineamento viene abitata, attraverso configurazioni diverse di arredo fisso, in modo da creare dei luoghi favorevoli per attività che necessitano di luce e di libertà di pensiero.

Da livello strada si accede al piano intermedio: l’ingresso è un vero e proprio vestibolo, uno spazio di ingresso generoso, che serve anche da lavanderia.

L'atmosfera interna mira a costruire un equilibrio tra superfici materiche diverse e toni di colore naturali, come avviene nel paesaggio della Scozia dell’Est, dove la pietra arenaria ha sfumature rosa, ocra o sabbia.
Gli elementi materici sono pochi, il cemento pigmentato dei pavimenti o levigato degli accenti puntuali dei gradini, il multistrato di betulla, il rovere naturale e le pareti in intonaco di calce naturale.

Verso Sud il silenzio della copertura con fiori selvatici fa da sfondo alla camera da letto padronale.

Il paesaggio interno è costruito in sezione, la distribuzione verticale di collegamento è anche un canale di luce naturale che porta luce ai piani inferiori attraverso il grande lucernario.
La scala è un oggetto in sè composto nella metà inferiore in multistrato in essenza di betulla e nella metà superiore in lamiere di metallo traforato laccato.
Lo sviluppo verticale della casa si riflette anche nel diverso grado di privacy degli ambienti: a partire dal piano inferiore, dove han luogo le attività condivise di vita insieme, anche in relazione al giardino, fino ai piani superiori dove gli ambienti si fanno più silenziosi e  trovano una relazione più diretta con il cielo e il paesaggio delle Pentland.

Gli spazi della vita familiare insieme, del focolare domestico, trovano luogo al piano inferiore connesso al giardino. I tre diversi ambienti principali (living, kitchen e dining) hanno altezze diverse; questo contribuisce a modificarne le proporzioni, la luminosità e l’acustica.

Il soggiorno con altezza inferiore ai 250 cm è illuminato da un piccolo patio e ha sfumature più cozy, di tappeti e fuoco.

Verso la vetrata a Sud si concentrano i momenti della cucina e del dining e delle relazioni col giardino privato. L'altezza arriva a sfiorare i 4 metri e il giardino diventa il paesaggio domestico, lo sfondo delle cene e dei pranzi.

Il sistema di facciata integra i serramenti con le panche fisse intorno al tavolo conviviale, i mobili contenitivi e la struttura aperta della cucina passante.

Al livello superiore trovano luogo lo studio, e la seconda camera. Il primo si affaccia a Nord, per giovare di un’illuminazione più costante e regolare, mentre la cameretta a Sud, verso le Pentland, su un paesaggio di fiori selvativi.

"Non tutti quelli che vagano sono perduti"
J. R. R. Tolkien

Crediti

Cliente: Privato
Tipologia: Casa urbana
Luogo: Edimburgo, Scozia
Anno: 2021.08
Mq: 184
Progetto architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Philip Kolevsohn, Bianca Magi, Celia Cardona, Konstantinos Ballis, Margherita Dellepiane
Fotografia: Archivio ATOMAA & justmuddlingthroughlife
Fotografie modelli: Alberto Strada
Progetto Strutture: David Narro Associated
Pratiche edilizie e coordinamento locale: Oliver Chapman Architects
Prestazioni energetiche e ambientali: Christine Palmer

Gelosie Toscane

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"Dimenticare è un fenomeno parallelo al ricordare; se non svuoti la tua testa, la tua memoria, avrai la memoria ingombra, i pensieri complicati.. Per questo dimenticare è tanto importante quanto ricordare, sono complementari. E anche nel progetto bisogna dimenticare, così come nella vita, per prendere una direzione, per selezionare.. dimenticare è un modo di selezionare. Che è un modo per ricordare." Fernando Tavora in conversazione con Giovanni Leoni e Antonio Esposito, Porto 1999

La campagna a sudovest di Pistoia è pianeggiante e dopo Montecatini si trasforma in una grande riserva naturale chiamata Padule di Fucecchio. Sul confine tra la pianura e il padule, il disegno dei campi segue l'orientamento dei vecchi casoni, che si stagliano fermi nel paesaggio.
Erano edifici con funzioni miste, in parte residenziale e in parte produttiva, e giacevano longitudinalmente con andamento Sud-Est / Nord-Ovest per permettere ai raggi solari di scaldare entrambe le lunghe facciate.

I materiali di costruzione sono tipicamente la pietra e i mattoni, elementi artificiali plasmati dalla mano dell'uomo, ma così indivisibili dal paesaggio circostante.
In alcuni edifici, il sovrapporsi delle finestre su due lati trasforma la materia e le dona leggerezza, così anche il paesaggio cambia e da sfondo diventa parte dell'interno domestico.
Negli antichi fienili le pareti in mattoni si rarefanno per accogliere la luce e la ventilazione naturale.

Nei vecchi edifici, le diverse funzioni si potevano sommare per semplice addizione volumetrica, come nell'edificio esistente, dove ogni volume aveva una propria ragion d'essere che si rifletteva nei disegni di facciata e nell'uso dei materiali. Dove serviva chiusura e protezione, ma passaggio d'aria e luce, il mattone si alleggeriva e si apriva, come nei vecchi fienili.

L'edificio di progetto sostituisce la parte terminale di un Casone. La strategia progettuale mira a eliminare le diverse figure volumetriche che nel tempo si sono sommate, e ricerca una completezza volumetrica più astratta, che si manifesta nell'involucro in mattoni. Gli interni, invece, sono organizzati riproponendo una certa articolazione spaziale.

Gli ambienti interni sono organizzati per stanze chiuse, nuclei di servizio che contengono camere, bagni e lavanderia, e che si compongono liberamente nello spazio costituendo di fatto, un nuovo ambiente aperto, libero, frutto del disallineamento dei nuclei. Lo spazio che che ne risulta è lo spazio giorno, aperto sul paesaggio e passante tra la facciata Sud-Est e Nord-Ovest.

La ricerca di apertura verso l'esterno costruisce il progetto, gli spazi giorno si aprono con superfici vetrate a tutt'altezza, dimensionalmente comprese tra i nuclei di servizio. Le grandi logge sono poste in continuità con le zone living, per contribuire a aumentare lo spazio di apertura verso l'esterno; dove le logge costruiscono un ambiente filtrato, uno spazio a metà, compreso tra le vetrate dei soggiorni e la parete in mattoni tipo gelosia.

Estratto dalla Normativa locale:
"Negli edifici rurali dell'area, il rapporto h/l deve essere di massimo 1,5 per le finestre con altezza massima non eccedente i 130 cm; e di 2,5 per le porte con altezza massima non eccedente i 210 cm."

Gelosia
"Sistema di facciata con l'obiettivo di prevenire l'introspezione e, allo stesso tempo, in grado di permettere a chi è dentro di guardare fuori."

Il progetto non vuole sembrare nuovo; si fonda sui materiali della tradizione già esistenti sul posto, come il mattone faccia a vista o l’intonaco di determinati colori, sul tetto a falde in tegole alla toscana.

Le facciate sono rivestite interamente in mattoni di laterizio di formato e cromia tradizionale, posati riproducendo la tessitura tradizionale usata nei fienili: in grado di far circolare l’aria e mediare il caldo estremo delle estati in pianura, modulando anche la luce che filtra e si posa silenziosamente all’interno.

Benedette le regole metriche
che vietano automatiche risposte
ci obbligano a pensare una seconda volta
e ci liberano dalle catene del sè
W. H. Auden

Tutte le pareti interne sono semplicemente intonacate di bianco, i pavimenti sono in legno nell’interno delle stanze chiuse, mentre negli spazi giorno sono in ceramica di vario formato. Le trame e le tessiture, diverse a se-conda dell’appartamento, giocano coi riflessi chiaroscuri della luce filtrante dalle pareti forate e dalle grandi ve-trate.

Crediti

Cliente: Privato
Tipologia: Casa in campagna
Luogo: Pistoia, Italia
Anno: 2021.07
Mq: 390
Progetto architettonico: ATOMAA, con Michael Schmidt
Gruppo di progettazione: Paolo Restelli, Danilo Monzani, Daniela Serini, Mauro Atzeni, Murat Bilen
Fotografia: Archivio ATOMAA
Fotografie modelli: Alberto Strada
Impresa: Silvano Ferretti Srl
Progetto Strutture: Domus Ingegneria (Ingegneri Associati Ducci Monti)

Casa Cinsc – Un rifugio fra le alture

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All’estremo nord delle Alpi occidentali italiane, immersa nella natura più incontaminata, Casa Cinsc si trova in una delle ormai poche valli risparmiate dall’espansione del turismo di massa, che dagli anni ‘50 agli anni ’80, ha trasformato la montagna.

Siamo a quasi 1.400 metri di quota, dove le strade si fanno via via più ripide per raggiungere il piccolo raggruppamento di case arroccato su un crinale montuoso. Luoghi abitati da generazioni che hanno mantenuto vaste distese di prati da pascolo e terreni coltivati, oggi restituiti ai fitti boschi. Un processo inevitabile di riappropriazione della natura che caratterizza l’attuale valle e richiama un turismo lento e rispettoso.

Il grande valore di questo luogo si può riassumere in poche parole: l’essenza del patrimonio rurale alpino e l’inestimabile valore delle risorse a disposizione, grazie al ricco contesto naturale.

RUDERI, TRACCE DI UNA STORIA

I primi sopralluoghi hanno rivelato un rudere tipico della zona, usato principalmente per il ricovero del bestiame e del fieno stagionale.
La struttura risultava piuttosto precaria, in fragile equilibrio, ma ha riservato scoperte inattese.

Emergono, infatti, un ampio arco in pietra e un antico camino al pianterreno lasciando immaginare che prima di essere usato come stalla, l’edificio avesse svolto la funzione di dimora. Inoltre, la presenza di una sorta di Tholos all’esterno, meno tipico nella zona, ha connotato maggiormente il complesso.

Casa Cinsc è un atto di recupero e di rilettura della dimora rurale alpina per la valorizzazione di un prezioso patrimonio.

CONTRO L'ABBANDONO DEL PAESAGGIO ALPINO

Architettura tradizionale che emerge dalle tracce di un passato bucolico, connotato dal presidio da parte di uomini che hanno saputo insediarsi nel rispetto di un luogo duro, fatto di pendii scoscesi, rocce e boschi rigogliosi. Inaccessibili e generosi allo stesso tempo, è proprio in questi territori che si radica e si perpetua la tradizione costruttiva, tipologica e popolare, rivelando così la cultura della montagna.

COSTRUIRE NEL COSTRUITO

Il progetto ripristina la vecchia sagoma, consolida le murature e interviene riconfigurando gli ambienti interni. Da uno scambio di volumetrie, ne scaturisce un corpo aggiuntivo che arricchisce l’assetto originario e chiarisce spazi e funzioni.
Per farlo si è ricorso al ridisegno di uno spazio fulcro della casa, il luogo della convivialità, la cucina, ricavando una doppia altezza capace di restituire superficie utile per realizzare l'ampliamento. Si dilata così l'ambiente concedendo maggior agio e inondando lo spazio di luce naturale. Ingresso e soggiorno trovano quindi collocazione nel nuovo volume che, a ridosso della montagna, non poteva che voltarsi verso il paesaggio.

L’interno si configura così come luogo privilegiato da dove osservare il profilo delle cime. Le diverse aperture che movimentano le facciate derivano da una parte dal risanamento di quelle precedenti e dall’altra rivisitano geometrie archetipiche.

Progettate dall'interno verso l’esterno, queste aperture sono scorci verso il paesaggio che costruiscono una geografia nuova dello spazio domestico. Ogni ambiente entra così in relazione, diretta e unica, col mondo naturale che lo circonda e di cui, in fondo, fa parte.

NON SEMPLICE LEGNO

In un contesto fortemente caratterizzato dall’uso della pietra, scegliamo internamente il legno per i pavimenti, le pareti, i soffitti e gli arredi principali. Il contrasto tra esterno e interno è evidente, fuori una scocca in pietra dura, fredda, mimetica con il paesaggio, dentro, invece, un ambiente intimo e caloroso, dove il legno è protagonista. Rimane così immutata l’immagine tradizionale, seguendo il rigore delle imposizioni normative, che trova il suo equilibrio con gli ambienti interni legati ad un immaginario che attinge invece all’architettura contemporanea alpina.

Questo nucleo interamente in legno si inserisce all’interno del perimetro esistente ricalcandone la sagoma. È il principio dello “spazio nello spazio”, uno degli strumenti di ATOMAA per il riuso dei ruderi alpini.

Si sovrappongono i livelli, l’esistente e il nuovo, si stratificano i materiali, la pietra con la sua massa termica e il pacchetto interno completo con la sua intelaiatura, l’isolante in fibre di legno e il rivestimento in multistrato di betulla. Si genera così il comfort domestico ambito rendendo abitabile il vecchio rudere.

ENTRANDO

Il primo ambiente che si incontra, è il soggiorno, anticipato da una sorta di vestibolo. Questo spazio è stato concepito per osservare la montagna accompagnati dal calore di una stufa dal linguaggio contemporaneo. Qui il pavimento è in resina nera differenziando l’ambiente nuovo dal resto della casa, con pavimenti in larice. Assecondando lievi differenze di quote si passa all’edificio preesistente dove un tempo c’era la porta d’ingresso.

Casa Cinsc si presenta priva di ornamento, rigorosa e minimale nel linguaggio, così come quando venne concepita. Le trame delle murature tra vecchio e nuovo si intrecciano in un’unica maglia, ricostruita a mano, pietra dopo pietra. L’interno, attraverso l’uso di pochi ed essenziali materiali, mostra invece una ricchezza di volumi, livelli e proporzioni.

La cucina/sala da pranzo è collocata – come da tradizione - nella parte centrale dell’abitazione, il vero cuore della casa, da cui si diramano tutti gli ambienti.




In questo ambiente, illuminato dall’alto, piccole finestre incorniciano la vista verso il paesaggio, dipingendo scene dinamiche al mutare delle stagioni.

La cucina è caratterizzata da un grande elemento di arredo che occupa tutta la doppia altezza della stanza e dà volto contemporaneo allo spazio interno. La stanza è colma di luce naturale che entra dal timpano principale, completamente vetrato.

ABBIAMO RIUSATO TUTTO!

Riutilizzo totale e quasi ossessivo dei materiali di spoglio del rudere esistente. Nuova vita, anche dove le condizioni delle strutture non ne consentivano il recupero: abbiamo riusato tutto! Le pietre delle porzioni murarie antiche, dismesse, sono state usate per ricostruire i muri nuovi, il legno del vecchio tetto per realizzare architravi di porte e finestre.
I muri di contenimento dei terrazzamenti sono stati realizzati con porzioni della roccia scavata, così anche il volume dell’ampliamento. Inoltre, le pavimentazioni esterne riusando le piode del vecchio tetto.

Tutto questo grazie ad artigiani locali che conservano ancora l’abilità della costruzione tradizionale delle case in pietra.

Il volume dei servizi con la parete della cucina e le due rampe di scale è un vero e proprio blocco funzionale per la fruizione degli spazi.
Questo elemento centrale funge da cerniera e attorno ad esso orbitano flussi e funzioni.

Percorrendo una stretta scala, la camera principale si trova al piano inferiore, per garantire una maggiore privacy ma soprattutto per godere della vista privilegiata dall’arco in pietra.

La finestra ad arco offre uno spazio per sedersi e contemplare la natura, concedendo il piacere di ammirare il paesaggio, attraverso un elemento tettonico unico, che rispecchia e rimanda a una preesistenza importante.

Sotto le falde del tetto, una seconda stanza si nasconde invece al piano superiore, accedendo da una botola a scomparsa.

Solo da questa altezza, attraverso un’apertura ricavata nella parete, si può ammirare il paesaggio attraverso il timpano vetrato.

In una valle di larici, è proprio quest’ultimo la scelta privilegiata, ma ove possibile si riutilizza quello antico, recuperato dalla dismissione dei vecchi solai e dalle travi ammalorate del tetto per darne nuova funzione.

ROCCIA E NON SOLO

Casa Cinsc si erge sopra la roccia, determinando in parte lo sviluppo della casa per la necessità di accomodare il terreno.

Della stessa roccia sono fatte le murature esistenti e quelle nuove, una presenza importante che si svela intatta in alcuni ambienti della casa. Dove non arriva né il legno né la pietra, ecco il cemento, usato in maniera puntuale, per la struttura, e dove è presente non si nasconde, ma dialoga apertamente con i materiali principali della casa.

NOTE SUL RECUPERO

Il trattamento rispettoso delle preesistenze storiche è stato un gesto importante e quasi obbligato, sullo sfondo di un reticolo normativo e burocratico molto complesso.

Il recupero è stato un atto di bilanciamento tra autenticità e contemporaneità, un tentativo di mantenere l'atmosfera e l'identità del luogo anche intervenendo tra struttura nuova e struttura antica generando così un dialogo contemporaneo, nell’intento di preservare il Patrimonio Rurale Alpino.

Assistiamo ad un ritorno spesso spontaneo dell’interesse collettivo per questi luoghi, specialmente in questo momento storico.
Non è solo la necessita di evadere, a volte, da una realtà fortemente urbanizzata, una realtà dalle mille opportunità e dai ritmi inarrestabili, ma è forse la riscoperta di un legame con la natura, da sempre insita in noi. Osservare le Alpi con l’ambizione di costruire un nuovo scenario possibile, non più un semplice luogo di vacanza, ma il prospero territorio dove poter radicare economie locali verso una nuova sostenibilità. Promuovere un turismo sostenibile capace di inserirsi in un contesto locale costruito esistente e di arricchirlo.

Cos’è, davvero, questo Patrimonio Rurale Alpino, quale la sua ricchezza?

La durata del tempo immobile, la storia del luogo, testimoniata da che edifici concepiti in maniera spontanea, vernacolare.
La creazione di un paesaggio antropizzato in perfetta simbiosi con la natura circostante. La proporzione rispettosa tra artefatto e natura, nella creazione di un sistema che rende indistinguibile il luogo costruito dal paesaggio naturale, che in fondo coesistono.



















ATOMAA prova oggi ad interpretare questa tendenza, in un quadro più ambizioso, proponendo questo, come il primo di una serie di interventi volti a rilanciare il territorio locale, preservando l’equilibrio antropico del luogo.​

CREDITI

Cliente: Privato
Tipologia: Casa nelle Alpi
Luogo: Varzo, Italia
Anno: 2020.10
Mq: 142
Progetto architettonico: ATOMAA
Gruppo di progettazione: Viviana Ramires, Samantha Furlotti, Ylenia Testore, Saeid Kalantari
Fotografia: Alberto Strada
Impresa: Alberto Giozza
Progetto Strutture: Boschi-Grugni Associati
Termotecnico: Francesco Ollio
Falegname (Strutture e rivestimenti): Segheria Minetti Marcello
Falegname (Arredi): Workshop Moor
Falegname (Serramenti): Falegnameria Minoggio
Cementi: Giambattista Caldara