
Che cosa può nascere da una passeggiata nella foresta?
Ha preso forma così, da un incontro casuale nei boschi della Val d’Ossola tra il nostro co-founder Andrea e Mathias Duffner, il desiderio di un confronto tra modi di progettare.
Quel dialogo è proseguito qualche mese dopo a Basilea, dove ATOMAA è stata invitata da Mathias, Maya Scheibler e Sylvain Villard.

Andrea, Cesare e Umberto sono stati ospitati da LeNa Haus, un complesso opera di Sylvain Villard e Maya Scheibler nel quartiere Westfeld di Basilea.
Il quartiere è stato pensato come insieme di alloggi, servizi sostenibili e infrastrutture condivise.
La stretta cooperazione tra progettisti e residenti ha portato a una grande varietà tipologica, pensata per accogliere le diverse esigenze degli abitanti.


Alloggiare a LeNa Haus è stata l’occasione per poter osservare, a partire dalla sua periferia occidentale, Basilea, la città che si sviluppa sul Reno tra le torri gotiche della Basler Münster e le torri Roche di Herzog & de Meuron, tra abitazioni tradizionali del centro storico e architetture contemporanee.

La lecture di ATOMAA RECLAIM (Domesticity) si è tenuta all’interno del laboratorio di progettazione alla FHNW (Università di Scienze Applicate e Arti della Svizzera Nord-occidentale) coordinato da Maya Scheibler e Sylvain Villard, in cui Mathias Duffner è assistente.
In questa Scuola la ricerca sul progetto pone particolare attenzione alla costruzione e alla materialità.


La lecture si snoda attorno a tre temi – Reclaim Space, Materiality Matters e In Heritage on the Alps – come tre diverse prospettive sul progetto.


Reclaim Space, trovare lo spazio dove spazio non c’è.
I metri non fanno una casa. Che cosa serve davvero? Fino a quanto si può togliere ad un sistema di oggetti, funzioni e simboli per lasciare intatta l’idea della casa ed il conforto che ci procura?
Il rifugio primordiale non è molto di più che un focolare ed uno spazio protetto per il riposo. Ma se il rifugio si trasferisce nella città contemporanea, allora ha bisogno di uno spazio in più, quello consacrato allo spirito della città.
Di questo e poco più è costituito: un’alcova dietro un paravento, una piccola cucina, un living, e le nostre cose più care.


Materiality Matters, la scelta dei materiali non chiude il processo, ma lo fonda.
Ogni materiale viene ovviamente scelto in relazione al contesto, alle tecniche costruttive e alla dimensione dello spazio, ma la matericità non si esaurisce in una qualità tattile o visiva, apre un mondo che la trascende, di natura più personale e psicologica, capace di ricucire memorie antiche dei committenti.

Il contributo di artigiani e produttori locali entra a far parte del progetto, costruendo un linguaggio in cui sensorialità, singolarità e lavorazione concorrono alla qualità dell’abitare.
In questo modo, per esempio, il Giallo Fantastico di Gio Ponti in un pavimento in vinile del Pirellone, trova una nuova vita nelle mattonelle di cemento nella Casa di Fiamme Cremisi

In Heritage on the Alps, sull’intervento nel patrimonio rurale esistente, ci ha portati in quota, sulle Alpi, dove ogni scelta progettuale dipende dal grado di trasformazione che il contesto permette.
In alcuni casi l’approccio può essere più spinto, come in Casa Cinsc, dove una struttura lignea autonoma si inserisce all’interno del rudere esistente, riscrivendone lo spazio interno.
In altri casi, come in Casa Cisore, l’intervento è più leggero.
Muratura e alcuni elementi originari vengono sistemati e mantenuti, mentre in modo puntuale e contemporaneo nuove funzioni entrano nello spazio, ben riconoscibili per materia e linguaggio.

Il progetto diventa così un esercizio di ascolto del costruito, dove ogni scelta nasce dalle specificità del luogo e della materia esistente, cercando ogni volta un nuovo equilibrio tra conservazione e trasformazione.

Alla fine della lecture, il confronto è continuato in laboratorio: siamo stati invitati a commentare i progetti degli studenti del corso.
Vedere applicati, nei lavori dei ragazzi, gli stessi temi appena raccontati ha chiuso il cerchio, restituendo alla giornata una forma di vero dialogo e non di semplice conferenza.
