2024.11
Leftovers (working with)
Exhibition
Milano, IT

“Ama” in giapponese significa “donna del mare”.
Un nome lieve, che porta con sé il respiro del sale, il silenzio dell’acqua e la memoria di un gesto antico: quello delle pescatrici in apnea che, da più di duemila anni, scendono negli abissi in cerca di luce.


Oggi la cultura delle Ama si affievolisce, come un canto che si perde tra le onde. Eppure, in quel tuffo profondo c’è un insegnamento che continua a parlarci:

le Ama cercano le perle — e le perle, per l’ostrica, non sono che rifiuti, un’imperfezione trasformata in splendore.

È da qui che nasce la nostra metafora. Nel nostro lavoro, come loro, mettiamo impegno alla ricerca di valori dimenticati.

Ci interroghiamo su cosa significhi davvero “rifiuto”.
Forse è solo ciò che abbiamo smesso di guardare con attenzione.
Attraverso il progetto e il design proviamo a riportare in superficie queste tracce,
a ridare forma e dignità a ciò che sembrava perduto,
a scoprire che anche lo scarto può farsi perla.

Come le Ama, ci immergiamo,
nel mare del dimenticato, del dismesso.
E da quelle profondità riemergiamo, ogni volta, con qualcosa che brilla.

La lecture “LEFTOVERS (working with)” racconta una sfida tanto umile quanto necessaria, comune a tanti piccoli atelier come il nostro che, oggi, provano a fare Architettura: quella di misurarsi con l’esistente, spesso fragile, talvolta marginale.
È un lavoro sugli “avanzi”, sugli “scarti”, su ciò che resta e che, proprio perché resta, custodisce ancora una memoria silenziosa. In questi frammenti dimenticati troviamo la possibilità di una rinascita, di una nuova narrazione che intreccia materia e mano, luogo e persona. Lì, dove l’architettura si fa gesto di cura e di ascolto, prende forma una riflessione sul (ri)abitare come atto di riscoperta e di sperimentazione.

La prima risorsa di cui vogliamo prenderci cura è lo spazio.
Il nostro lavoro sul micro living è volto a riscoprire quali valori diamo realmente allo spazio al di là della sua connotazione materiale: è la scusa per indagare intimamente il gesto dell'abitare.

La seconda è la materia, la quale porta scritta dentro di se l'arte di chi la ha informata ed i sogni di chi l' ha scelta per la propria casa. E quando si tratta di una dote del passato la scelta fra la tabula rasa e la riscoperta non è scontata.

Il rudere è lo scarto per eccellenza: testimonianza di un rapporto con il creato che la modernizzazione ha marginalizzato.
Non senza fatica (anche tecnica e strutturale) ciò che è diruto può tornare ad ospitare una vita diversa, è vero, ma anche riportare dignità ai territori ed alle culture.

Ed anche nella città della dispersione laddove la committenza vede un terrazzo quale luogo secondario, noi vediamo l'opportunità di valorizzazione del paesaggio e dare un nuovo cuore alla casa.

Questa lecture è la risposta ad un invito di Simona Orsina Pierini a condividere il nostro percorso con i suoi studenti del Laboratorio di Progettazione del 3° anno presso il Politecnico di Milano.
Ringraziamo Simona con sincero trasporto per le occasioni di collaborazione in questi anni ma anche per averci ricordato la fotografia qui a fianco, scattata nel 2006 quando eravamo suoi studenti. E' proprio pensando al noi "studenti" di allora che abbiamo costruito questo racconto.