Ogni settimana il mercato rionale prende forma qui sotto, lungo una via che collega la strip commerciale più lunga d’Europa (Buenos Aires–Monza) al Parco Trotter, dove atterrò il primo dirigibile italiano.
In quella che fu la periferia meccanica e che oggi è NoLo, vive la città di chi desidera la città e ne ama il trambusto.
Qui, due giovani amanti della danza hanno deciso di abbracciarne i tempi e le sincopi: lui DJ, lei solista alla Scala.
Lo fanno all’interno di un edificio costruito negli anni Trenta che, nella sua sobrietà, quasi cela i graffiti della facciata, ma che all’interno svela una sorprendente qualità materica degli spazi comuni, oltre alla bellezza di soffitti alti e finestre generose.
La casa trovata presentava la classica distribuzione di quegli anni: l’ingresso corrispondeva a un corridoio centrale che apriva le sue cinque porte su tre vani, una piccola cucina e un bagno stretto. Ciascuna delle tre stanze — il tinello, il soggiorno e la camera da letto — era dotata del proprio tappeto in cementine.
Su questo quaderno già scritto era giunto il momento di tracciare una nuova storia, fatta di luce e di quella libertà spaziale di cui la danza ha sete.
Così il corridoio scompare e lo spazio liberato entra a far parte della scena principale della nuova casa: nasce un grande living affacciato sulla strada, esito dell’unione di due stanze, destinato a mettere in scena le attività più gioviali della vita domestica.
Le parti della casa dedicate al riposo e allo studio sono ridotte al minimo indispensabile e rivolte verso la corte interna. A separare questi due mondi è un unico gesto plastico: un muro che, a zig-zag, si posiziona nello spazio come un sipario.
Delicatamente appoggiate alle sue forme concave, due porte realizzate a mano si impadroniscono dei suoi spigoli. Le maniglie, in massello di rovere, per disegno e funzione si ispirano al mondo degli incastri giapponesi.
Quando sono chiuse, sono due e solo due, come gli abitanti di questa casa e come le lampade a muro che le affiancano. Ma la magia delle loro cerniere e dei loro incastri consente loro di aprirsi su quattro spazi
La prima, quella più prossima all’ingresso, apre da un lato su uno studiolo e dall’altro su un ripostiglio.
La seconda svela, da una parte, la camera da letto e, dall’altra, una piccola e preziosa cloakroom.
Due porte per quattro stanze.
A confermare il carattere ambiguo della casa, sospesa tra spazio segregato e spazio fluido, interviene il pavimento. Un morbido mare di resina cementizia bianca unisce tutti gli ambienti e accoglie quattro tappeti — le cementine originarie e due parquet — che testimoniano la disposizione originaria delle stanze e la memoria della casa.
La cucina è a vista e parte integrante del grande living. I pannelli in acciaio satinato si confrontano con il più elaborato dei tappeti in cementine, caratterizzato da netti contrasti di bianco e nero. Il piano e l’alzata sono color bromo, così come il volume superiore che affianca la finestra con balcone.
Questo elemento, piacevole al tatto, in un unico gesto nasconde tutte le dotazioni tecniche della casa: il frigorifero, l’impianto di riscaldamento autonomo e, sul lato della cloakroom, la lavanderia con lavatrice e asciugatrice.
La camera da letto, oltre alla generosa cabina armadio, è dotata di un bagno en suite, la cui luminosità è celata da un pannello scorrevole del colore delle pareti. In questo piccolo ambiente, la luce mette in risalto le tonalità rosa e verde acqua del rivestimento in silipol, materiale iconico del design milanese, legato alla metropolitana M1.
Anche la piccola cloakroom ne fa uso, in questo caso nei toni più freddi del verde e dell’azzurro, che dialogano con il colore caldo e le venature dell’impiallacciatura in rovere delle porte.
Questa stanza, destinata a rimanere cieca, riceve in realtà molta luce attraverso i vetri opalini di una doccia “passante”, comune ai due bagni.
CREDITI:
Cliente: Privato
Tipologia: Appartmento
Luogo: Milano, Italia
Anno: 2024.12
Mq: 68
Project Design: ATOMAA
Team di progetto: Umberto Maj, Andrea Del Pedro Pera, Cesare
Galligani, Giulia Barilli, Kostantinos Ballis
Fotografo: Alberto Strada Elaborati speciali: Andrea Accorsi Vasi artigianali in ceramica: atelier.situ
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