
“Quanto alla architettura, (…) essa può riportare – fatta la dovuta parte al temperamento creativo di Galvagni, architetto pittore (i pittori quando fanno architettura hanno un loro linguaggio volumetrico: penso a Sironi) a suggestioni wrightiane, con i suoi volumi a sbalzo.”
– Gio Ponti, Domus 340, Marzo 1958


Il restauro della Casa Sorelle Sanpietro a Torre del Mare, Bergeggi, rappresenta un’occasione preziosa per rileggere un capitolo fondamentale della cultura architettonica ligure del secondo Novecento. L’intervento si inserisce in quel laboratorio di sperimentazione che fu Torre del Mare, promossa dalla visione imprenditoriale – e culturale – di Pierino Tizzoni.

Fu proprio Tizzoni, colpito ed accompagnato dall’estro di Mario Galvagni, il motore instancabile di questa lottizzazione d’autore, lo stesso promotore che, anni dopo, avrebbe portato quella sensibilità ambientale in Sardegna, dando vita insieme ad Alberto Ponis all’esperienza di Costa Paradiso.


In quegli anni, la Liguria diventava il campo di prova per un nuovo modo di “Abitare la vacanza”: un tema che vedeva protagonisti architetti come Marco Zanuso a Varazze, impegnato nella ricerca di un dialogo tra standard industriale e paesaggio, Giancarlo De carlo a Colletta di Castelbianco, o la pineta di Arenzano con Ignazio Gardella, Gio’ Ponti, Vico Magistretti, Marco Zanuso e Caccia Dominioni o lo stesso giovane Galvagni, che portava a Bergeggi una sensibilità quasi pittorica.



Progettata nel 1956, la villa per le Sorelle Sanpietro è un saggio del linguaggio “poetico e complesso” di Galvagni: il cemento armato a vista, grezzo e vibrante, si fa materia geologica, ancorando l’abitazione alla scogliera e fondendosi con la macchia mediterranea.
Non un’imposizione ma un’architettura che, citando lo spirito del luogo, nasce dalla roccia.

A livello planimetrico, l’organismo architettonico si svela attraverso una maggior chiarezza geometrica: due volumi rettangolari, lievemente ruotati tra loro, definiscono una partizione netta delle funzioni e delle atmosfere. Mentre il corpo frontale, destinato alla zona giorno, si protende verso sud-est cercando il mare aperto, la zona notte si rivolge a levante, rifugiandosi nell’intimità di uno scorcio protetto dall’ombra di un pino marittimo.


Il tema formale del triangolo, così esplicito nella struttura, si riflette in pianta in modo meno evidente ma altrettanto rigoroso, naturale risultante di questa rotazione; una logica geometrica che governa anche i blocchi dei servizi e della cucina, i quali assecondano le medesime giaciture.






Il piano nobile (unico piano abitato, nel progetto originale di Galvagni) a sbalzo su questo basamento a setti si slancia nel vuoto con un gesto quasi futurista, e cambia registro materico. Qui il cemento grezzo fa spazio a rasature cementizie e Klinker.


A partire dagli anni Ottanta, l’opera subì una profonda e incoerente alterazione che ne compromise l’essenza. Non si trattò solo di uno smarrimento dell’identità materica, ma di una vera e propria trasformazione compositiva. Originariamente, il piano inferiore della casa era uno spazio libero, un vuoto aperto sulla roccia che permetteva alla struttura di “galleggiare” sopra il declivio naturale.
(Immagini della casa prima dell’intervento)

Tale spazio venne occupato – attraverso una sequenza di aperture nei setti e la creazione di tamponamenti verso il fronte mare – da un alloggio abusivo (poi sanato negli anni Novanta), modificando radicalmente l’attacco a terra e la percezione della casa come organismo sospeso. Anche la distribuzione interna del piano superiore, l’unico abitativo previsto originariamente da Galvagni, fu stravolta, mentre le facciate vennero letteralmente imbiancate, cancellando il dialogo cromatico e materico tra il klinker e il cemento armato.

L’intervento attuale nasce con l’obiettivo di rimediare a queste stratificazioni attraverso un processo di restauro critico. Il progetto è il risultato di un’approfondita ricerca d’archivio condotta presso il Comune di Bergeggi e consultando i professionisti che oggi curano l’eredità dell’architetto Galvagni. Questo lavoro di indagine ha trovato il suo culmine operando una costante mediazione ed un lavoro condiviso con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, bilanciando il rigore conservativo con le necessità abitative contemporanee.

Il capitolo fondamentale di questo intervento è stato indubbiamente il restauro delle superfici esterne, condotto in collaborazione con un restauratore specializzato, coinvolto anche in altri progetti di Mario Galvagni a Torre del Mare. Attraverso indagini stratigrafiche e uno studio accurato dei calchi dei casseri lignei, è stato possibile rimuovere le pitture bianche dal cemento faccia a vista e dai setti superiori in rasante cementizio; lo stesso approccio è stato adottato per il ripristino delle facciate in klinker. Laddove è stato riscontrato un livello di forte degrado, si è proceduto a un ripristino rigoroso, riproducendolo identico per risanare le parti ammalorate senza alterarne la percezione.

Al Primo Piano sotto strada, corrispondente all’abitazione originale del 1956, il progetto ha operato un ripristino quasi filologico dell’assetto planimetrico, pur mantenendo e inglobando gli ampliamenti postumi. La memoria della casa è stata recuperata rimuovendo ogni superfetazione interna e ricostruendo i serramenti con estrema fedeltà al disegno originale, non bianchi, come erano giunti ai giorni nostri, ma in essenza di mogano scuro.


Le nuove finiture interne, volutamente chiare e neutre, creano un contrasto rispettoso con la struttura in cemento armato che è stata riportata in luce nella sua onestà materica. La stessa logica è stata adottata per gli arredi fissi e mobili, come il living popolato dalle “Gambadilegno” in bianco di Enzo Mari, pezzi che dialogano con lo spazio senza primeggiare. Questo approccio materico nasce dalla volontà di non riproporre una palette di materiali simil-Galvagni, laddove ormai persi da decenni, ma di elevare invece quelli originali ancora presenti, attraverso un approccio conservativo.






Scendendo al secondo piano sotto strada, laddove l’intervento degli anni Ottanta aveva snaturato i volumi, si è scelto un linguaggio di dichiarata reinterpretazione. Anziché assecondare la logica dei muretti e delle piccole finestre incoerenti degli anni ‘80, che frammentavano lo spazio, il nuovo intervento adotta un sistema di evidenza architettonica: grandi vetrate ad anta unica, senza divisioni, che si estendono da setto a setto e da pavimento a soffitto, trasformando i tamponamenti in diaframmi trasparenti.






Questa scelta permette alla struttura originale in cemento armato, ora ripristinata, di tornare protagonista della scena, lasciando che la luce e la roccia entrino vigorosamente nell’abitazione. L’inserimento di una pavimentazione in teak naturale crea un dialogo materico tra l’ambiente interno e il paesaggio esterno.
La facciata ha così riacquistato la sua texture materica, segnata dal tempo ma ora leggibile nella sua integrità costruttiva e nella volontà primigenia di Galvagni.



In questo progetto è evidente il riferimento al sottopasso che collega – senza attraversare l’Aurelia – Torre del Mare alla spiaggia, dove Klinker, cemento e pietra locale si esprimono nella loro matericità, senza demandare alla pittura l’espressione visiva.
Le stratigrafie ci hanno confermato che nel progetto di casa Sanpietro non vi era nessuna porzione tinteggiata.





Lavorare sull’eredità di Galvagni significa confrontarsi con una memoria fragile e una visione utopica del territorio non ancora pienamente canonizzata dalla critica ufficiale.
L’intervento non vuole essere – e non è – una mera celebrazione del passato, bensì una rilettura consapevole che permette alla Casa Sorelle Sanpietro di tornare a dialogare con il mare e con il territorio circostante, con un sorta di mimesi ben calibrata, riaffermando il legame indissolubile tra architettura e paesaggio ligure.

Crediti
Cliente: Privato
Tipologia: Restauro
Luogo: Torre del Mare, Bergeggi (SV), Italia
Anno: 2025
Progetto architettonico: ATOMAA & Samantha Furlotti
Interior Design: F.F INTERIOR
Gruppo di progettazione: Andrea Del Pedro Pera, Umberto Maj, Cesare Galligani, Filippo Faletti, Samantha Furlotti
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria: Arch. Andrea Canziani
Restauratore: Alberto Capelli
Fotografie storiche e disegni originali: © Archivio Storico – Comune di Bergeggi; © Archivio Mario Galvagni
Fotografia: Allegra Martin